Reportage del live di Piero Pelù a Roma
Dopo lo slittamento di dicembre e il successivo “cambio di tour”, Piero Pelù torna a Roma. Un live atteso ben 4 mesi, tra enormi punti interrogativi e tante, troppe critiche sul celebrare senza il nucleo fondamentale dei Litfiba e anche sui piccoli club dove fa tappa nel tour.
Aldilà di tutto questo, per me è il primo concerto di Piero assieme a Sofia che non vede l’ora di vederlo live per la prima volta, dopo aver visto gli Skunk Anansie. Tutto questo a soli 6 anni… Arrivamo a Roma attorno alle 19.30 e come giusto che sia piove e parcheggiamo lontanissimo.
Entriamo e ci piazziamo subito in avanti, mentre il club si riempie con irragionevole calma. Dopo un rapido saluto con Lara e Simona, inganniamo il tempo in attesa degli Spleen. Oltre la transenna vedo che entrano altre persone, immagino fotografi e invece sono Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi che inizialmente non avevo riconosciuto, in quanto provvisto di una vistosa bandana. Scambiamo due parole e proviamo a fare un “selfie” che inizialmente non riesce per via della poca luce. Esordisco con un pessimo “Ah grandeeeee, ma pure te ce stai a vedè Piero!” e Tognazzi risponde con un meraviglioso “Nun me lo posso perde, è come vedè mi fratello”.

Dopo qualche secondo si spengono le luci e ci congediamo con un meraviglioso e potentissimo “Ahò ma sticazzi dei selfie, godemose er concerto!”.
Lo spettacolo apre le danze ad un volume allucinante ma godevolissimo e a seguire Eroi nel vento. Sofia mi chiede se il concerto è già finito visto che Piero chiacchera tra una canzone e l’altra. La realtà è che lei sta già mollando e il sonno arriverà a breve. Resiste stoicamente per altre 8 canzoni poi si arrende.
Con lei in braccio riesco a fare qualche foto con una mano sola, non potevo fare di meglio.
Il pubblico romano è caldissimo, il locale non è da meno e la condensa ogni tanto ci riporta qualche goccia gelata addosso.
Arriva il turno di El Diablo, con l’ormai consueta benedizione. Piero si accorge che ho la bimba in braccio e quindi non posso mettermi inginocchiato, così battezza un nuovo girone dell’inferno solo per me. Chi glielo spiega che sono venuto al concerto anche per un suo volere?
Momento emozionante in Gigante dove scoppio a piangere, in quanto è stato uno dei pezzi che le cantavo nei primi anni di vita per farla addormentare.
Si riprende con lo strumentale di Febbre seguito da un assolo infuocato di Amudi Safa: il nostro “Mustafa” spara assoli a più non posso mentre sul palco arriva anche una mutandina rossa, accompagnata qualche canzone dopo da un reggiseno bianco. Si prosegue con Lulù e Marlene e ci si prepara al trittico finale con Proibito, Gioconda e Tziganata.
Come di consueto a fine concerto Piero scende a “dare il 5” e una volta arrivato davanti a me con Sofia dormiente in braccio mi “redarguisce con lo sguardo” così colgo l’occasione per dirgli “Sofia che non vedeva l’orda di vederti dal vivo”. Amudi invece le regala il plettro che ora custodisce già incorniciato.
Scambio ancora due parole con Tognazzi e così gli dico pure che la foto in “Cassamortari” era mia, fatta in quel magnifico live del 3 febbraio 2007, sempre a Roma.
PRO
Piero è ancora un animale sul palco e ti lascia sempre la voglia di vederlo di nuovo. Avesse messo un’altra data oggi sarei lì nuovamente.
Ha (FINALMENTE) una band fantastica, dove tutti fanno il suo egregiamente, dando vita a un concerto bellissimo e divertente allo stesso tempo.
Senza ombra di dubbio preferisco live in piccoli club piuttosto che in grandi location anche se il piccolo club dàil “LA” ad altri punti di vista: forse non tira più come prima?
CONTRO
Alcuni brani non hanno un grosso appeal almeno dal vivo: Toro Loco e Canto forse sono state le canzoni meno venute bene.