Sotto il vulcano (1993)

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Il brano è un omaggio nei confronti della cultura messicana che, come la nostra, è legata al terremoto e al fenomeno del vulcanismo, proprio come nel sud Italia. Parla del lavoro dell’uomo, di come e quanto si voglia costruire una cosa che poi viene distrutta in un attimo. È una canzone in cui la morte è uno degli argomenti principali. La vita e la morte; anche perché il vulcano è simbolicamente un luogo dispensatore di vita e di energia, ma da cui si scatenano anche morte e distruzione. Il titolo deriva dal romanzo di Malcom Lowry, dal quale venne poi tratto un film diretto da John Huston, che inizia appunto con la festa dei morti. La canzone è dedicata al cantante dei Nomadi, Augusto Daolio, perché il giorno in cui i Litfiba la stavano registrando appresero la notizia della sua morte e quindi, suonandola e cantandola avevano la mente e il cuore rivolte a lui.

Il video fu girato sotto il vulcano messicano Parícutin, in una regione molto selvaggia a nordovest della capitale. Le immagini più suggestive vennero girate di notte, nel capoluogo, Pátzcuaro, durante la festività dei morti. Il “Día de Muertos” è una delle ricorrenze più sentite di tutto il Messico. È un momento speciale, dove le famiglie si incontrano per i loro cari estinti intorno ad ogni tomba, che vengono decorate con luci e offerte di cibo a identificare il forte legame tra morti e vivi. Centinaia di persone danno vita a una fiaccolata, raggiungendo in barca l’isola al centro del lago di Pátzcuaro e risalendo in processione i sentieri fino al cimitero.

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