Collisioni 2014. Pelù: io non sono diplomatico

MENTELOCALE.IT di Alessandro Minnissi – Il sole picchia forte sulla piazza verde e sulle vigne di Barolo dov’è in corso il festival Collisioni. Davanti al palco sono in molti, di ogni età. I più fortunati siedono all’ombra delle piante, il resto è in piedi che sventaglia di tutto per farsi aria. Molti i tatuaggi in giro.

È il pubblico di Piero Pelù, venuto per ascoltare il dialogo tra Massimo Cotto e il rocker fiorentino sull’ultima autobiografia Identikit di un Ribelle (Rizzoli, 2014, pagg. 338, 17 Eur) uscita il 16 aprile scorso.

«Non si può fare un incontro alle 15.30 del 19 luglio», scherza subito Pelù vedendo il caldo nelle facce della gente. E poi si parte, prima domanda, prima provocazione: «Cosa dici del Padre Nostro a The Voice?» gli chiede Cotto. Risposta: «Il mio cantante, Giacomo Voli, è l’unico che sta girando e facendo concerti. E dalla Universal nemmeno una chiamata».

La schiettezza dell’artista scalda il pubblico più di quanto lo sia già e lui parte con gli aneddoti. Racconta di come a cinque anni ha scoperto la sessualità con alcune compagne in una scuola di suore, e di come l’alcool gli abbia fatto credere che il primo concerto dei Litfiba fosse coinciso con la morte di John Lennon, avvenuta in realtà due giorni dopo.

Rassicura i fans: con Ghigo Renzulli non ci sarà una seconda separazione, perché «certe cazzate si fanno una volta sola». Poi commenta i fatti di attualità politica e sociale, da Renzi a Berlusconi, e ammette col sorriso di non avere ancora imparato ad essere diplomatico. Il dialogo si chiude con un appello di Pelù su due temi a lui molto cari: la guerra alle mafie e alle droghe pesanti.

Il pubblico ascolta, prima divertito poi interessato, e quando il cantante lascia il palco senza esibirsi sono in pochi a credere che finisca tutto così. Nessuno si muove, e dopo cinque minuti Pelù torna in scena con chitarrista e batterista. Canta in sequenza Io Ci Sarò, Mille Uragani, Tribù, Sto Rock, Bomba Boomerang e Toro Loco. La piazza esplode. Ora è davvero finita. Tutti a rinfrescarsi.

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